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venerdì 6 febbraio 2015

TERRENI AGRICOLI. ECCO I MOTIVI PER NON PAGARE L'IMU IL 10 FEBBRAIO SENZA INCORRERE IN SANZIONI E MULTE

La scadenza del 10 febbraio quale ultimo termine di pagamento dell’Imu sui terreni agricoli pone ovviamente un quesito: quali multe o sanzioni per i tardati pagamenti? Nessuna multa o sanzione nel caso di errori o pagamenti in ritardo.
Ma diciamo di più. L'importo dovuto (secondo la classificazione Istat tra Comuni Montani, non montani e parzialmente montani) potrebbe essere non pagato per due motivi in particolare: innanzitutto perché l'art. 10 dello Statuto del Contribuente prevede la possibilità di ritardo per 60 giorni senza multe e sanzioni quando non c’è chiarezza, e poi perché si attende ancora il prossimo 18 febbraio per una nuova sentenza del Tar, ancora rimandata. La risposta di molti Comuni non si è fatta attendere, proprio per non penalizzare i cittadini che non pagheranno l’Imu sui terreni, vista proprio la grande incertezza sulla norma ancora allo studio del Tar del Lazio. 
Attendiamo quindi il 18 febbraio per capire i risvolti di questa intricata vicenda tutta Italiana.

mercoledì 4 febbraio 2015

IMU agricola, chiarimenti dalle Finanze

IMU agricola, chiarimenti dalle Finanze

Se il Comune non ha deliberato specifiche aliquote, come nella maggior parte dei casi, si applica l'aliquota standard del 7,6 per mille

Considerando l'approssimarsi della scadenza del 10 febbraio per il versamento dell'IMU sui terreni agricoli, con la Risoluzione 2/DF/2014 diffusa ieri dal dipartimento Finanze vengono forniti due importanti chiarimenti sui nuovi criteri previsti dal D.L. n. 4/2015 per distinguere chi paga e chi no. Viene precisato, in particolare, che i proprietari dei terreni tenuti al pagamento dell'"Imu agricola" dovranno tenere conto dell’aliquota standard del 7,6 per mille, tranne nei casi (rari) in cui i Comuni abbiano già deliberato aliquote specifiche per i terreni. Il secondo chiarimento fornito riguarda i Comuni «parzialmente montani», dove l’Imu non deve essere pagata dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali. Al riguardo, il Ministero precisa che l’esenzione dipenderà solo dalle caratteristiche del proprietario del terreno: i terreni concessi in affitto o in comodato a coltivatori diretti e Iap saranno soggetti all’Imu se il proprietario del terreno non ha le stesse qualifiche.
 

Fonte: Il Sole 24 Ore

martedì 3 febbraio 2015

Randagismo. L'inchiesta.....




LA LOBBY DEL RANDAGISMO


La lobby del randagismoUno studio svela che da una cagna abbandonata in sette anni si possono ricavare ben 67mila cuccioli. La soluzione per sconfiggere il sovraffollamento di cani ci sarebbe. E' semplice, efficace ed è prevista dalla legge: la sterilizzazione degli animali. Ma né i Comuni né le Asl l'hanno applicata. Si preferisce creare migliaia di canili che hanno un costo enorme per la comunità, non risolvono il problema e finiscono per aggravarlo. In nome del denaro che favorisce un po' tutti, dal pubblico al privato, passando per le pseudo associazioni intitolate genericamente  "amici degli animali". Un dossier denuncia il malaffare e svela chi e come ci guadagna.


ROMA - Qualcuno sa spiegarci perché il randagismo seguiti a essere una piaga della società contemporanea? Come una malattia invasiva si rigenera da sé, eppure la soluzione è talmente ovvia: contenere decisamente le nascite. Invece, la maggior parte dei paesi sterilizza senza convinzione, e si affronta piuttosto il problema uccidendo i milioni di animali in esubero. Camere a gas dal Giappone agli Usa (anche il principale canile municipale di New York è contestato per le iniezioni letali a 72 ore dall'ingresso, in aggiunta al sospetto che parecchi esemplari spariscano), e ancora soppressioni in quasi tutta l'Europa, dalla Spagna alla Svizzera; stragi sommarie per mondare le strade di Romania e Ucraina. La durezza tuttavia non paga: di animali vaganti che seguitano a moltiplicarsi è ancora pieno il mondo.
Una politica diversa la intraprende ventiquattro anni fa l'Italia con una legge quadro civile e rara, la 281/91 , che vieta di sopprimere i randagi e pure di destinarli alla vivisezione. La missione possibile è debellare il randagismo attraverso sterilizzazioni a cura delle Asl, nonché educazione dei proprietari alla medesima pratica. Ma la norma è subito disattesa al punto di favorire incontrollabili movimentazioni di animali, battaglie feroci per ottenere la loro amministrazione diretta, un sistema lucrativo e corrotto dove, oggi più che mai, l'ultimo aspetto considerato è il benessere dei quattrozampe.


CAVALLI A ROMA. SALONE DELL'EQUITAZIONE E DELL'IPPICA


lunedì 2 febbraio 2015

Lancio di Colombe in Vaticano: "Bastava farle riposare di più"

Lì per lì non è bastato pensare alle leggi di natura. Sono rimasti un po' tutti a bocca aperta di fronte alla fine di quella colomba, proprio nel cielo di Piazza San Pietro. La più sfortunata tra le due liberate dopo l’Angelus che l’altro ieri dalla finestra di Papa Francesco si è lanciata nel suo ultimo volto, per essere ghermita da un gabbiano, in combutta con una cornacchia.

La più candida tra le tradizioni trasformata in una scena di caccia, con tanto di coda polemica. Ieri l’Enpa, l’ente nazionale protezione animali, ha scritto una lettera aperta al Papa per chiedere di «non utilizzare più gli animali e la loro vita per tradizioni ormai superate». Ma per Enrico Alleva, etologo dell’Accademia dei Lincei, basta qualche piccolo accorgimento per evitare che quelle colombe si ritrovino a svolazzare spaesate, per poi finire tra le grinfie di qualche predatore.

Professor Alleva, che cosa è successo domenica a San Pietro?

«Un evento banale e per alcuni aspetti non particolarmente raro. Si osservano di continuo predazioni di gabbiani su colombi urbani, soprattutto giovani attorno al mese di età, ovvero usciti da poco dal nido, oppure individui malati, per esempio quelli molto magri perché infestati da parassiti. È più raro che una cornacchia attacchi un colombo, perché è una preda di dimensioni cospicue. Ma ci sono osservazioni di gattini neonati attaccati da gabbiani e cornacchie in associazione».

È normale che questi uccelli si alleino per predare?

«Molte specie animali si associano per sfruttare meglio le risorse ambientali, soprattutto quelle nutritive. Per esempio una rosetta di pane di solito viene attaccata prima dai passeri e da altri uccelli con un becco conico e robusto, poi sbocconcellata dai colombi. Infine resta la parte inferiore, dura e secca: ho osservato nel cortile della mia abitazione, nei pressi dell’Università La Sapienza, cornacchie che prendevano questi dischi secchi e duri e li bagnavano in acqua per renderli più facilmente ingeribili. Insomma, la rosetta viene disintegrata da tre specie di uccelli».

La scena di caccia però ha fatto una grossa impressione.

«Il caso del gabbiano è paradigmatico. Trattandosi di una specie che vive sulle rive rocciose del mare si è specializzata anche nell’aspettare uccelli di piccole o medie dimensioni che arrivano stremati dopo le lunghe traversate migratorie. Nel caso delle quaglie migratrici, ad esempio, i gabbiani le aspettano scrutando il mare, le avvistano da lontano, volano loro incontro e poi le abbattono in acqua con un colpo secco d’ala. Una volta caduta in acqua la quaglia, ormai incapace di volare, è facile da sopprimere ».

Ma come dice l’Enpa, il lancio delle colombe condanna questi uccelli a morte certa?


«Quello che è successo in piazza San Pietro è che le colombe, uscite improvvisamente alla luce e frastornate dal viaggio in furgone, hanno mostrato un volo incerto, disorientato: i gabbiani le avranno scorte e scambiandole per individui malati si saranno immediatamente gettati all’inseguimento. Le cornacchie, che appartengono alle famiglia di corvi e che fra gli uccelli insieme ai pappagalli sono i cervelloni, le avranno imitate. La prossima volta bisognerà far riposare le colombe, magari dissetandole, e monitorare il loro comportamento nelle ceste prima della liberazione. Di solito i colombofili professionisti o semiprofessionisti, per esempio quelli che usano i colombi viaggiatori per le gare, stanno ben attenti a evitare incidenti di questo tipo. Nella mia esperienza i colombi viaggiatori rilasciati in una foresta ben conosciuta da Papa Ratzinger, la Foresta nera, spesso sono vittime dei rapaci astori, dei falchi dalle ali larghe e tozze che vivono nelle foreste e che li decimano».

Fonte: www.unita.it

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