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mercoledì 21 dicembre 2016

BUON NATALE A TUTTI DA FEDERFAUNA LAZIO


IL 2016 PER FEDERFAUNA LAZIO E' STATO UN ANNO RICCO DI ENTUSIASMO
CONFERME E GRADEVOLI SORPRESE.

ATTRAVERSO L'IMPEGNO ED IL SOSTEGNO DEGLI ISCRITTI
ABBIAMO AVVIATO IMPORTANTI INIZIATIVE A FAVORE DI TUTTE LE CATEGORIE DEGLI ALLEVATORI E COMMERCIANTI E DETENTORI DI ANIMALI, ED IN PARTICOLARE VERSO TUTTI COLORO CHE,  COLPITI DALL'IMMANE TRAGEDIA DEL TERREMOTO, HANNO SAPUTO REAGIRE CON CORAGGIO E DETERMINAZIONE VERSO UNA PRONTA RIPRESA DELLE PROPRIE ATTIVITA' LAVORATIVE.

NONOSTANTE LE DIFFICOLTA' ECONOMICHE E SOCIALI CHE INVESTONO ORAMI DA ANNI IL NOSTRO INTERO PAESE, NON POTEVAMO DIMENTICARE CHI CON PASSIONE ED IMPEGNO INVESTE RISORSE ECONOMICHE PER DIFFONDERE LA CONOSCENZA DELL'AMBIENTE E IL RISPETTO DELLA NATURA, LE ABITUDINI DEGLI ANIMALI E L'INCONTRO CON IL MONDO RURALE E LA VITA NELLE FATTORIE CHE RAPPRESENTANO VALORI UNICI CHE NELLA FRENESIA DEL NOSTRO TEMPO RISCHIANO DI ESSERE INESORABILMENTE DIMENTICATI.

PER QUESTI MOTIVI VOGLIAMO AUGURARE A TUTTI UN SERENO NATALE ED UN NUOVO ANNO RICCO DI GRANDI ED IMPORTANTI SODDISFAZIONI.





IL N. 23 DI FEDEFAUNA INFORMA E' ON LINE!

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venerdì 9 dicembre 2016

CARPINETO ROMANO. Raggiunta cooperazione tra l'Amministrazione e FEDERFAUNA


I bovini selvatici verranno catturati e affidati

L'Amministrazione del Comune di Carpineto Romano e la confederazione FederFauna hanno raggiunto un accordo di cooperazione per risolvere, efficacemente, il problema dei bovini vaganti presenti sul territorio. La FederFauna - Confederazione Sindacale degli Allevatori, Commercianti e Detentori di Animali - è un'associazione no profit che rappresenta e tutela gli interessi sociali, morali ed economici di tutte le singole persone e imprese che operano in attività connesse agli Bovinianimali. Inoltre lo statuto dell'associazione da loro la possibilità di redigere accordi e/o convenzioni con altre Istituzioni. FederFauna è iscritta presso la Commissione Europea, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e presso le Amministrazioni Regionali e Locali. "In questi anni abbiamo cercato ogni forma di collaborazione, sopratutto con le Autorità competenti, per cercare di risolvere il problema dei bovini selvatici" dice il Sindaco di Carpineto Romano, Matteo Battisti "purtroppo però le nostre richieste di supporto, sia per motivi burocratici che per Bovinimancate decodifiche comunicative, non hanno prodotto soluzioni pienamente efficaci. L'accordo con FederFauna mira a risolvere il problema che cerchiamo di eliminare ormai da parecchio tempo. La cattura, il trasporto e la custodia degli animali sarà affidata ai membri della confederazione, i quali, grazie alle loro competenze tecniche, sapranno effettuare il compito nel migliore dei modi. Gli animali verranno sistemati all'interno di luoghi idonei dove riceveranno, così, le attenzioni che meritano." L'accordo prevede che per almeno 90 giorni – salvo nuova decisione del servizio veterinario della A.S.L competente - gli allevatori individuati da FederFauna custodiranno i bovini garantendogli benessere e condizioni igienico sanitarie opportune e conformi alla normativa vigente. L'Amministrazione di Carpineto Romano e FederFauna si impegneranno, in questo modo, nella salvaguardia e tutela dei cittadini e degli automobilisti del territorio e anche della ricollocazione e incolumità dei bovini abbandonati.


lunedì 21 novembre 2016

MARTEDI 20 NOVEMBRE Mille pastori con le pecore al Foro di Traiano: la protesta per salvare il pecorino Dop

Mille pastori con le pecore al Foro di Traiano: la protesta per salvare il pecorino Dop
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Scendono in piazza in difesa del pecorino romano Dop. Sono i pastori di Roma e del Lazio che presentano le loro proposte per promuovere e valorizzare un prodotto di qualità, come il formaggio pecorino. Ad annunciare la manifestazione, prevista per le ore 10.00 della mattina di martedì 22 novembre, la Coldiretti Roma Lazio che ha scelto per la protesta il Foro di Traiano. 
LE MOTIVAZIONI DELLA PROTESTA - Mille i pastori che insieme alle pecore invaderanno la città nella mattina di martedì. Due le motivazioni alla base della protesta. In primis le difficoltà del comparto produttivo laziale del Pecorino Romano penalizzato da una politica di filiera influenzata dai poteri forti. La seconda motivazione, invece, è quella di sollecitare il Consorzio di Tutela della Dop a prestare più attenzione nei confronti degli allevatori, in particolare di quelli romani e laziali relegati ai margini del circuito produttivo dallo schiacciante predominio sardo. 
COLDIRETTI - A spiegare le motivazioni alla base della protesta è David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio: "Martedì saremo in piazza per aprire una vertenza sindacale che ripristini equilibrio nei rapporti interni alla filiera e introduca equità nella gestione degli interessi economici dei due distinti, ma complementari, sistemi produttivi regionali del Lazio e della Sardegna". Negli ultimi mesi si sono verificati episodi che hanno causato gravi danni di immagine e perdite economiche alla pastorizia e alla produzione del Lazio, che conta tra Roma, Viterbo e Rieti 3.000 allevamenti con un patrimonio di 750.000 capi ovini e 359 imprese di trasformazione, 3 delle quali accreditate a produrre Pecorino Dop.
"Non rinunceremo mai - puntualizza Aldo Mattia, direttore della Coldiretti del Lazio - al marchio Romano, che ci appartiene per storia e per territorio. Martedì chiederemo al Mipaaf di istituire, come da nostra richiesta già esplicitata in un dossier, la nuova Dop del Cacio Romano e chiederemo al Consorzio di Tutela di valorizzare la filiera laziale del Pecorino attraverso la introduzione di un sottomarchio che permetta al nostro prodotto di essere venduto sui mercati con la dicitura Pecorino Dop Laziale, per potersi così distinguere chiaramente da quello prodotto in Sardegna che oggi monopolizza le vendite".
IL CASO - A ottobre i carabinieri del Nac (Nucleo anticontraffazione) hanno sequestrato in un caseificio di Roma 500 caciotte, quindi, 10 quintali, perché recavano la dicitura Romano sull'etichetta che, stando alla tesi del Consorzio di Tutela, smontata dal ricorso presentato dalla Coldiretti, rischiava di pregiudicare la reputazione del Pecorino Dop, ingenerando confusione tra i consumatori.

Fonte: www.romatoday.it
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venerdì 18 novembre 2016

Legge di Bilancio,emendamento Pd: “Tassa comunale per i proprietari di cani non sterilizzati”



La proposta del deputato Michele Anzaldi ha superato l'esame di ammissibilità. Secondo il parlamentare dovrebbe ridurre il randagismo, che "costa alle casse pubbliche circa 5,25 miliardi all’anno". Forza Italia si oppone 
“I proprietari o detentori di cani non sterilizzati sono tenuti al pagamento di una tassa comunale annuale, istituita da ciascuna amministrazione locale con propria delibera”. A prevederlo è un emendamento proposto dal deputato Pd Michele Anzaldi alla legge di Bilancio che ha superato l’esame di ammissibilità. La proposta di modifica stabilisce che si siano “esenzioni, riduzioni e detrazioni in favore di determinate categorie di soggetti”. Immediata la reazione di Forza Italia, che si oppone al balzello e ha lanciato su Twitter un sondaggio che chiede agli utenti se siano d’accordo con l’idea di Anzaldi.
Secondo il deputato Pd la nuova imposta dovrebbe contrastare il randagismo, che è “un problema sentito dal punto di vista etico ed è anche una questione di carattere economico. Secondo una proiezione dai dati ufficiali esistenti, la gestione dei 750mila cani randagi in Italia costa alle casse pubbliche circa 5,25 miliardi all’anno“. L’emendamento rappresenta dunque, stando al deputato Pd, “una proposta concreta per promuovere la cultura della sterilizzazione ed evitare che centinaia di migliaia di cani debbano finire nelle ‘prigioni’ dei canili“. Anche perché “un cane in canile costa al Comune da 3 a 8 euro al giorno, cioè 1000-3mila euro all’anno, ma evidentemente questa è la retta che i comuni pagano esclusi altri costi come personale, gestione ecc. che devono per forza afferire ad altri capitoli di spesa. Non vengono considerati, inoltre, i bandi straordinari, come le spese del SSN per anagrafe, sterilizzazioni, profilassi, farmaci, visite, test e cure di malattie, antiparassitari”.
Ovviamente “se si procede con la sterilizzazione, certificata dai medici veterinari abilitati ad accedere all’anagrafe regionale degli animali di compagnia – aggiunge – non si sarà tenuti a pagare il contributo”. L’emendamento dispone poi che siano “esentati dall’imposta: i cani di proprietà di allevatori professionali, i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge, i cani adibiti ai servizi dell’Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza; i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni”.

martedì 15 novembre 2016

Usi Civici Gallicano nel Lazio. Il Difensore Civico invita il Sindaco a segnalare tempestivamente alle Autorità le inadempienze dell'Ente U.A.

La vicenda dell'aggiornamento dello Statuto dell'Ente Università Agraria di Gallicano nel Lazio, ad oggi (a quanto di nostra conoscenza) ancora non effettuato, e da circa tre anni fonte di comici rimbalzelli tra due Direzioni Regionali, è passata ora nelle mani del Sindaco di Gallicano nel Lazio che in forza dei poteri di cui all'art. 78 del DPR 616/77 dovrà tempestivamente segnalare le inadempienze verificatesi.
Con la nota prot. 4933/2015 il Sindaco aveva infatti formalmente invitato TUTTI I CONSIGLIERI del Consiglio di Amministrazione dell'Ente, senza però aver ottenuto alcun riscontro.  A distanza di un anno da questa comunicazione nè il Segretario dell'Ente nè i Consiglieri si sono preoccupati di dare seguito a quanto comunicato..e ci riserviamo quindi di procedere per vie legali nei confronti dei responsabili di eventuali gravi omissioni, restando però fiduciosi in un pronto e risolutivo intervento da parte del primo cittadino a difesa della legalità e della trasparenza Amministrativa che segnalerà i tempi brevissimi agli Organi Giudiziari Competenti le evidenti inadempienze del Consiglio di Amministrazione dell'Ente.

venerdì 21 ottobre 2016

Il Latte di Fiumicino verso l'Oriente...

FIUMICINO - Una storia comune, di quelle che a Fiumicino si sentono spesso raccontare dai vecchi contadini: anziani col volto segnato dalle rughe, ancora bruciati dal sole, dal cognome tipicamente veneto o romagnolo, che costituiscono la memoria storica vivente di questo territorio.
Scesi dal nord Italia, hanno dissodato e bonificato queste terre con la tenacia e la determinazione dei pionieri, trasformando paludi e campi incolti in centri d’eccellenza per l’agricoltura e l’allevamento. Tra i tanti Romolo Miotto, allevatore di origine veneta, che, nel dopoguerra, ottenne l’assegnazione di un terreno di 12 ettari a Testa di Lepre, ai tempi della Bonifica dell’agro romano e dell’Ente Maremma. Romolo è scomparso nel 2013, in questa terra dove ogni zolla potrebbe raccontare la sua fatica, il suo impegno, il suo sudore. E’ Fabrizio, suo figlio, a ricordare la sua storia: “Quando mio padre arrivò qui, a Testa di Lepre, l’insediamento rasentava la desolazione: terreni abbandonati, privi di servizi idrici ed elettrici.
Nessuna forma di telecomunicazione. Solo la sua tenacia, insieme a quella di tanti contadini, ha permesso lo sviluppo agricolo di queste terre, che raggiunse il culmine negli anni settanta, quando la centrale del latte e il caseificio erano nel pieno della produttività”.
Ed è vero. Grazie alla coesione e al lavoro delle comunità rurali tutto il territorio di Testa di Lepre sembrò rifiorire: vennero costruite decine di case coloniche, con stalle, porcili, pollai e letamai. Le case avevano rafforzato il legame con la terra, mentre la coesione sociale veniva garantita dalla presenza del borgo rurale, un piccolo centro di aggregazione, dove la presenza della chiesa, della scuola e della piazza offriva spunti alla vita comunitaria. Era l’epoca dei circoli giovanili e nel 1958 in quello di Testa di Lepre venne inaugurato un televisore. C’erano le feste della trebbiatura, il “Centro mobile di lettura”, un camioncino-biblioteca dotato di più di duemila volumi che raggiungeva i borghi rurali e prestava libri agli assegnatari, l’Ente Maremma organizzava corsi di agronomia e promuoveva la nascita delle cooperative. Nel 1960 circa un nono del latte che si consumava quotidianamente nella Capitale era fornito dalla centrale del latte testaleprina.
Alcune cooperative si specializzarono nella macellazione della carne – ancora oggi fiore all’occhiello di questa parte del Comune - aprendo piccoli mattatoi e partecipando a rassegne e mercati zootecnici. E la storia potrebbe concludersi qui, con un –meritato – lieto fine. Ma dobbiamo andare avanti, dobbiamo continuare.
“Quando subentrò il regime comunitario della distribuzione delle quote latte – prosegue Fabrizio – la nostra azienda entrò in crisi. Producevamo 1.200 litri di latte
Siamo rimasti con una piccola quota di produzione, ma in seguito, ad aggravare una situazione di per sé già difficile, sono subentrate alcune rigide norme igienico sanitarie che, seppur giuste nei fatti, hanno dato spazio sul mercato alla concorrenza sleale di prodotti provenienti da altri paesi, con regole sanitarie diverse e costi di produzione inferiori. Nel 2008 chiudemmo la stalla, per evitare la bancarotta”.
Parole amare quelle di Fabrizio, che raccontano una storia non diversa da tante altre storie economiche del nostro territorio. Anche se si fa un gran parlare di prodotti a km zero, di valorizzazione dell’economia locale, di filiera corta e di rapporto diretto tra produttore e consumatore, mancano i fondi e le iniziative a sostegno di un settore sempre più in crisi.
Molti altri allevatori locali sono stati costretti a compiere scelte simili, a chiudere o a ridimensionare le proprie aziende, colpiti non solo nell’economia, ma soprattutto nell’orgoglio di chi fa questo mestiere con una passione innata che, oltre del guadagno, si alimenta del piacere di produrre per la propria comunità un prodotto sano e di qualità.
Un prodotto che costituisce – questo sì – quella vera ricchezza da conservare e preservare per le future generazioni. Al giorno, siamo dovuti scendere fino a 100. Avevamo i vincoli di eccedenza sulla produzione, in pratica un vero e proprio blocco economico. Abbiamo tenuto duro per una decina di anni, poi siamo stati costretti a vendere la nostra quota ad una latteria in provincia di Cremona, dove l’amministrazione comunale dell’epoca aiutava gli agricoltori locali all’acquisto delle quote con un basso tasso di interesse.

QUEL LATTE CINESE MALDIGERITO - Il sindaco Montino è appena tornato dalle Cina. Il perché di questo viaggio a Pechino? Sembrerebbe che alcune aziende dell’Asia orientale siano interessate ad acquistare il latte locale, in modo particolare quello prodotto dagli allevatori di Testa di Lepre, per farne latte in polvere. Il viaggio del primo cittadino avrebbe quindi lo scopo di verificare la fattibilità di questo accordo commerciale.  C’è chi incrocia le dita e spera che questo accordo sia il volano per risollevare l’economia locale e c’è chi - e sono i più – non ne vuole proprio sapere di vendersi allo straniero e intende preservare le eccellenze del territorio.  Per gli allevatori messi in ginocchio dal prezzo irrisorio del latte, la soluzione per il rilancio del settore non sarebbe, infatti, il ‘guadagno facile’ dell’esportazione del latte in polvere – che minaccerebbe oltretutto la parallela industria di prodotti caseari - ma un politica di investimenti, di aiuti finanziari, di sgravi fiscali per favorire la commercializzazione del prodotto a km zero, in market comunali, senza l’aggravio degli intermediari.  Forse del latte made in china, munto dietro casa.
LA NUOVA LEGGE REGIONALE - Proprio in questi giorni la Regione Lazio ha approvato, all’unanimità, la legge sulla ‘filiera corta’, un testo che mira a valorizzare i punti di eccellenza del territorio, tutelando la biodiversità e il rispetto dell’ambiente, in un periodo in cui i consumatori si fanno più attenti e consapevoli, la filiera corta potrebbe trasformarsi in una settore strategico per il rilancio dell’agricoltura locale.