Roma - Sul filo di lana, quando mancavano tre giorni alla scadenza del pagamento dell’Imu agricola, il governo ha varato in un consiglio dei ministri straordinario un decreto legge che rivede i contestati criteri altimetrici per il pagamento dei comuni montani introdotti con decreto interministeriale il 28 novembre scorso tornando ai vecchi parametri Istat.

Per chi dovrà comunque pagare l’Imu agricola, non rientrando nei parametri di esenzione, il termine di pagamento è stato posticipato al 10 febbraio. «Abbiamo lavorato per una soluzione definitiva e strutturale della vicenda Imu sui terreni montani. Con il decreto di oggi abbiamo risolto i problemi amministrativi sopravvenuti e tutelato ancora di più coloro che vivono di agricoltura nei territori rurali» - osserva il ministro delle politiche agricole Maurizio Martina che per risolvere la vicenda si era incontrato stamane con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan trovando un’intesa a favore delle richieste del mondo agricolo, spalleggiato anche da un’ampio schieramento politico, e con buona pace dei circa 100 milioni, secondo la stima del viceministro del Mipaaf Andrea Olivero («ma è giusto fare questo sforzo e non caricare di ulteriori pesi i comuni montani») che mancherebbero all’appello degli incassi del Fisco.
«Una soluzione positiva che risolve la controversa questione dell’Imu agricola, tenendo conto delle indicazioni del Parlamento e ripristinando, così, criteri più equi e rispettosi della condizione degli agricoltori» - è il commento del sottosegretario al Mef, Pier Paolo Baretta. «La scelta di comprendere nei nuovi criteri anche il 2014 - aggiunge - chiude positivamente la vicenda».
In chiaroscuro le posizioni delle organizzazioni agricole. Coldiretti apprezza l’esito e sottolinea come il premier Renzi e il ministro Martina «abbiano dimostrato grande sensibilità nei confronti di quanti vivono e lavorano nelle aree di montagna, dove svolgono un ruolo di presidio del territorio insostituibile per l’intera collettività». Copagri si dice invece insoddisfatta e dice che quanto determinato «non risolve assolutamente la questione e, anzi, l’agricoltura si trova a pagare la necessità di fare cassa».
fonte:www.ilsecoloxix.it
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